Prete dimenticato, Monsignor “don” Francesco Conti

 
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da Don Sergio Andreoli
Dopo aver partecipato alla Celebrazione dell’ Eucaristia, presieduta dal Cardinale Angelo Comastri, riporto dal mio ebook Figure e Persone, Edizioni Esordienti E-book, Moncalieri (Torino) 2013, http://www.edizioniesordienti.com, le pagine relative don Angelo Messini: “Foligno dimentica presto coloro che l’hanno servita e hanno dato lustro al suo nome.Per questo, non sono molti quelli che sanno che l’ultimo Direttore-prete della Biblioteca Comunale è stato Monsignor – allora Don – Francesco Conti, poi responsabile della Biblioteca “Lodovico Jacobilli” del Seminario Vescovile, impegnato prima della morte a dare gli ultimi ritocchi agli atti delle Giornate Jacobilliane di qualche anno fa.

Prima di lui e dopo Monsignor Michele Faloci Pulignani, storico di grande valore, prestò servizio presso la nostra massima istituzione culturale, il Canonico Don Angelo Messini. Ricordo che di lui tracciò, nel novembre 1973, un bel profilo sulle pagine del mensile Salire il suo illustre nipote dottor Carlo Messini, anch’egli molto impegnato sulla breccia culturale cittadina. Io ne faccio memoria qui per il fatto che, tempo fa, parlando nell’attuale Santuario della Madonna del Pianto, in preparazione alla Festa e introducendo il tema del rapporto della Vergine Maria con i sacerdoti, ho fatto proprio il suo nome. Il motivo è semplice e sommamente tragico: i primi bombardamenti, scatenati su Foligno, sbagliando bersaglio, colpirono anche l’antico Santuario, situato nell’attuale Piazza Ercole Giacomini, e Don Angelo Messini vi perse la vita insieme a sua sorella Clementina.

Un lutto per la Città non da tutti adeguatamente valutato, stando al fatto che un velo di dimenticanza è stato steso su questo evento doloroso anche per tanti altri motivi. Se la guerra e le sue conseguenze sono sempre da deprecare, lo diventano ancora più pressantemente, quando si pensa che sono i civili a pagare per le insensate decisioni di chi guida i popoli e non riesce a risolvere i problemi con il dialogo, la trattativa e altri strumenti non violenti. Con la fine sotto le macerie di una chiesa, è stata spenta un’intelligenza non comune ed è stata interrotta un’azione pazientemente preparata in lunghi anni di studio e di specializzazione. Chi ripaga la Chiesa e la Città per tutto questo? In ogni caso, si può iniziare, diffondendo fra la gente il sentimento del rimpianto per quanto si è perduto e si possono istituire momenti pubblici, per fare memoria delle persone che hanno ben meritato e hanno messo le basi per quel cammino non solo religioso, ma anche culturale, che oggi trova il clima adatto per svilupparsi. Altrettanto dovrebbe fare la Chiesa; il trascorrere degli anni, purtroppo, invece che approfondire l’amore per il passato, rischia di favorire soltanto la preoccupazione per il futuro, in una situazione difficile come quella che stiamo attraversando, non solo a causa delle rovine del terremoto.La figura del Canonico Messini, a quel punto, riemergerebbe in tutta la sua grandezza e per qualcuno sarebbe una vera sorpresa”.

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