1. Spello, Don Sergio Andreoli

 
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In questa nuova rubrica riuscirò a parlare bene dei tanti luoghi, che ho frequentato, frequento e frequenterò?
Io ci provo.
Voi, che leggete, abbiate tanta pazienza con me e comprensione, vi prego!
Provate anche ad imitarmi; sicuramente trarrete un gran beneficio dall’esercizio, che vi propongo, perché sarete costretti a riflettere attentamente sulla vostra storia.
Comincio con la Foresteria – si chiama proprio così, e voi intuite il perché – del Monastero di Santa Maria Maddalena, delle Monache Agostiniane di Spello – quelle di biscotti eccezionali! -.
Io l’ho ribattezzata Villa Andreoli, molto impropriamente; manca, infatti, il giardino, con tutto quello, che normalmente si aggiunge ad esso.
La visuale, però, è semplicemente spettacolare.
Dalle due finestre, che si aprono sulla Via Cavour, dove, per il Corpus Domini, l’Infiorata regna sovrana, posso sempre contemplare – di notte, infatti, è illuminata – la facciata della Chiesa “In honorem Sanctae Mariae Maioris” – un po’ di latino lo gradite, no? -.
Che bello!
Magnifico!
Tutto invita alla preghiera!
Sopra l’entrata, serrata, la notte, da quella magnifica e solenne porta, con le formelle scolpite per la gioia e l’ammirazione dei turisti, ma soprattutto delle persone devote, c’è la piccola – ma non tanto! – statua della Vergine Maria Assunta in Cielo in Anima e Corpo – purtroppo, una delle sue mani, la destra, non c’è più, essendo stata distrutta non si sa da chi, quando e come -.
Ebbene, se passate da queste parti, alzate lo sguardo anche verso il Campanile e l’Orologio, ma proteggete, come si deve, le vostre orecchie, se le campane suonano a festa.
donsergiose@gmail.com

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