Aree interne, Castelli: ricostruire per scegliere di restare
📌 FLASH NEWS – Guido Castelli a Spello: le aree interne sono una questione nazionale. Ricostruire dopo il sisma significa creare sicurezza, servizi, lavoro e connessioni, dando così alle comunità condizioni concrete per scegliere di restare
La permanenza nelle aree interne deve poggiare su condizioni concrete che consentano alle persone di scegliere liberamente dove costruire il proprio futuro. Sicurezza, servizi, occupazione, collegamenti e fiducia rappresentano, in questa prospettiva, gli elementi essenziali per contrastare lo spopolamento e accompagnare la rinascita dei territori.
È il messaggio portato dal Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016 Guido Castelli alle “Conversazioni a Spello”, l’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica Italiana insieme al Comune di Spello e alla rivista «Dialoghi». L’appuntamento si è svolto sabato 12 settembre a Casa San Girolamo, affrontando il tema “Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’AC nelle aree interne”.
L’incontro è stato preceduto da un momento di preghiera sulla tomba di Carlo Carretto.
Il confronto sulle prospettive dei territori interni
Ad aprire i lavori sono stati il presidente nazionale dell’Azione Cattolica Giuseppe Notarstefano e il sindaco di Spello Moreno Landrini. Al confronto hanno preso parte anche monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, e Guido Castelli.
La giornata, moderata dal direttore di «Dialoghi» Enzo Romeo, è proseguita con l’intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini e con la testimonianza di Gaetano Gatì.
Al centro dell’intervento del Commissario è stata posta l’esperienza maturata nell’Appennino centrale dopo il terremoto del 2016. In questi territori, secondo l’analisi proposta da Castelli, si sono sovrapposte tre differenti criticità: quella provocata dal sisma, quella demografica e quella legata ai cambiamenti climatico-ambientali.
Il sisma e le fragilità già presenti nell’Appennino
Castelli ha evidenziato come il terremoto non abbia originato tutte le difficoltà che caratterizzano le zone interne, ma abbia contribuito ad accelerare fenomeni già presenti, rendendoli più visibili e urgenti. Da questa condizione nasce l’idea di considerare il cratere del sisma 2016 come un laboratorio nazionale, nel quale individuare e sperimentare strumenti potenzialmente utilizzabili anche in altre parti d’Italia.
La ricostruzione, in questa impostazione, non può quindi limitarsi al recupero materiale di quanto esisteva prima degli eventi sismici. L’obiettivo indicato è quello di accompagnare il ripristino degli edifici e delle infrastrutture con interventi capaci di aumentare sicurezza, connessioni e competitività, salvaguardando contemporaneamente le risorse proprie dei territori.
Il tema riguarda direttamente la possibilità per cittadini e famiglie di continuare a vivere nei centri dell’Appennino senza trasformare la permanenza in una scelta condizionata esclusivamente dall’attaccamento ai luoghi di origine.
Ricostruzione materiale e rilancio economico insieme
Una parte dell’intervento è stata dedicata alla necessità di procedere parallelamente sul versante della ricostruzione fisica e della ripresa economica e sociale. In questo quadro Castelli ha richiamato Next Appennino, il programma del valore complessivo di 1,78 miliardi di euro destinato ai territori interessati dai crateri sismici del 2009 e del 2016.
Le risorse hanno finanziato investimenti rivolti a diversi settori, dalle imprese all’innovazione e alla ricerca, passando per turismo, cultura, mobilità e rigenerazione urbana. La finalità è creare condizioni che permettano ai territori colpiti dai terremoti di affiancare alla ricostruzione un percorso di sviluppo.
Secondo Castelli, infatti, le aree interne non necessitano esclusivamente di misure assistenziali. Devono essere messe nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità economiche e sociali, contando sia sulla presenza dei servizi pubblici sia sulla partecipazione delle realtà che operano all’interno delle comunità.
Imprese, famiglie e associazioni nella ripresa
Il Commissario ha sottolineato il ruolo che possono svolgere imprese, famiglie, associazioni, parrocchie e corpi intermedi. La rinascita dei territori, nella prospettiva illustrata a Spello, non può infatti essere affidata soltanto agli strumenti della programmazione amministrativa.
Accanto alle risorse economiche e alle opere materiali è necessaria una rete sociale capace di assumere responsabilità verso i luoghi nei quali opera. Proprio la tenuta delle comunità diventa così una componente della ricostruzione, soprattutto nei piccoli centri nei quali la riduzione della popolazione rischia di incidere sulla disponibilità dei servizi e sulle prospettive di sviluppo.
In questo contesto è stato affrontato anche il contributo delle comunità ecclesiali e dell’Azione Cattolica, definite da Castelli vere e proprie “infrastrutture di relazione”. Il loro ruolo riguarda la capacità di mantenere i legami sociali, intercettare situazioni di solitudine e favorire la formazione di persone disponibili ad assumere responsabilità all’interno delle comunità.
Il capitale sociale accanto agli investimenti pubblici
Le risorse pubbliche possono consentire la ricostruzione di abitazioni, scuole, chiese e infrastrutture, ma il recupero materiale non esaurisce il processo necessario alla rinascita dei territori. Fiducia, appartenenza e reciprocità non possono essere determinate attraverso un provvedimento amministrativo e richiedono invece una partecipazione diffusa.
Da qui l’attenzione riservata al Terzo settore, alle parrocchie e alle organizzazioni presenti sul territorio. Il mantenimento di reti di relazione viene considerato parte del percorso necessario per evitare che alla ricostruzione degli edifici non corrisponda una effettiva ripresa della vita sociale.
La questione delle aree interne assume quindi, nell’impostazione illustrata dal Commissario, una dimensione che supera i confini dei territori direttamente colpiti dal terremoto e coinvolge più in generale le politiche nazionali dedicate all’Appennino.
Lo spopolamento incide anche sulla sicurezza ambientale
Castelli ha infine collegato la presenza delle comunità alla tutela ambientale del territorio. L’abbandono delle zone montane, infatti, non comporta soltanto una diminuzione della popolazione residente, ma produce conseguenze anche sulla manutenzione dei boschi, dei versanti e delle opere idrauliche minori.
Rendere nuovamente attrattive e abitabili le aree interne assume pertanto un valore che riguarda anche la prevenzione e la sicurezza ambientale. La presenza stabile delle persone e delle attività economiche diventa parte di un sistema più ampio di presidio del territorio.
Nelle conclusioni Castelli ha sintetizzato il percorso attraverso tre concetti: libertà nel restare, dignità nell’abitare e futuro nella speranza. Per le istituzioni, ha osservato, la speranza deve tradursi in risultati verificabili.
La prospettiva indicata a Spello è quella di tenere insieme ricostruzione, sviluppo, sussidiarietà e capitale sociale, trasformando l’esperienza maturata dopo il sisma del 2016 in un modello capace di offrire risposte non soltanto alle comunità del cratere, ma più in generale alle aree interne italiane.

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